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| "Writing-in bowings" di izzyplante - CC BY 2.0 |
Traggo spunto da un articolo gentilmente condiviso da Luca De Biase (che consiglio vivamente di leggere), in cui viene difesa la posizione di mantenere l'identità della testata e la qualità dei contenuti pubblicati avverso la tendenza sempre più diffusa a utilizzare sofisticati strumenti per "predire" e "monitorare" il gradimento del contenuto pubblicato in termini di conteggio di click.
Puntare al "minimo comun denominatore culturale" in televisione può anche apparire come una scelta sensata, ma sul web sarebbe alla lunga piuttosto penalizzante.
Probabilmente rimanere "generalisti" è una sfida che solo le testate più blasonate possono permettersi: le notizie "originali" e di qualità possono solamente essere elaborate e scritte da chi si trova sul posto, da chi partecipa agli eventi, dagli "inviati", dagli specialisti tematici (mi pare che ci sia il "vaticanista", tanto per fare un esempio), il che comporta avere a disposizione una, letteralmente, "schiera" di specialisti di politica, finanza, relazioni internazionali, cronaca, etc.
Questo non significa che testate minori, o anche modesti bloggers, debbano rinunciare alla pubblicazione dei loro contenuti: se da un lato è vero che i writers devono ripensare il loro ruolo:
Michele Brami ha scritto:I giornalisti/"web writers" devono ripensare il loro ruolo (vedi anche l'introduzione di Panda...) da semplici ri-elaboratori di contenuti altrui a inventori di contenuti originali e altamente ricchi di contenuti tecnici (nella cucina, come nella moda, come in qualunque altro tipo di ambito di interesse). Credo che sia finito il ruolo dei geek che si improvvisano creatori di contenuti.
è altrettanto vero che anche le testate devono ridimensionare e ricalibrare i propri target. Esiste tutto un mondo di informazione specialistica di nicchia che deve ancora essere attaccato: malgrado i lettori non siano così numerosi come il pubblico generalista sono però molto propensi (a mio parere) ad investire per avere informazioni e contenuti di qualità (sto parlando di professionisti e aziende) piuttosto che fare campagne di posizionamento. Porto come esempio il caso dell'Azienda per cui lavoro: non vendiamo prodotti, non abbiamo parole chiave significative e precise che rappresentino l'identità aziendale, non ci interessa il posizionamento sui motori di ricerca, non cerchiamo clienti sul web: abbiamo bisogno di informazioni precise, circostanziate, di alto livello qualitativo e tecnico su una serie di argomenti che riguardano l'automazione e il controllo. E credo che saremmo anche disposti a pagarle.
